Indice del forum
Log inLog in
RegistratiRegistrati   FAQFAQ   CercaCerca   UtentiUtenti   GruppiGruppi   ProfiloProfilo   Messaggi privatiMessaggi privati

Piccoli appunti d' arte

 
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Discussioni sulle opere pubblicate e sulle arti visive
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
oyrad
Gatto Plebeo


Registrato: 04/01/07 15:24
Messaggi: 147

MessaggioInviato: Sab Set 15, 2007 2:56 pm    Oggetto: Piccoli appunti d' arte Rispondi citando

Per dare un senso compiuto alla mia presenza su questo forum, ho deciso di importare dal mio blog storico-artistico vecchi post finiti un po' nel dimenticatoio, per metterli qui, in questo tread, in modo da fornire delle letture di opere d' arte non troppo impegnative, e che spero possano per lo meno essere interessanti. Wink

Iniziamo con questo:

"Passeggiata foppesca".

E' quasi affetto quel che provo per i "Tre crocifissi" di Vincenzo Foppa : a guardarlo così, in fotografia, questo dipinto sembra molto grande , e invece è così piccolo che, in verità, a trovarselo davanti, vien voglia di prenderlo fra le mani, metterselo sotto braccio, e portarselo via. Ma gesti di questo genere, lo so bene, non si devono fare.

Vincenzo Foppa

"Tre crocifissi", 1450?, Bergamo, Accademia Carrara

Eppure, anche se non posso impadronirmi di questo dipinto, posso accontentarmi di affidare al mio sguardo un fagotto da viandante e chiedergli di passeggiare un po', al posto mio, nel paesaggio foppesco : io nel frattempo resterò qui, al di qua del quadro, o appena sotto quel portico ormai rinascimentale, con quei capitelli di cartilagini ancora tenere, che quasi tremano di vertigine, sulle colonne, sotto il peso di quella grande arcata sospesa così in alto.

Vincenzo Foppa

Allestimento della mostra "Vincenzo Foppa": in foto si vedono i "Tre crocefissi", e a destra il "San Bernardino"

La luce scivola fin qui, sulle pietre grigie e rosa, che, nel sostenersi l'una all' altra, quasi sudano per lo sforzo, e su ogni cosa s' infrangono gli strali fragili del tramonto, spezzandosi e sciogliendosi, dolcemente, nella polvere umida d'un pallido vapore.
E c'è da aver paura ad appoggiarsi a quelle colonne, pronte a crollare, da un momento all'altro : forse anche Foppa ha temuto l' imminenza di un crollo, e forse proprio per questo, e senza pensarci oltre, ha solcato con forza le linee costruttive della prospettiva, tracciate lì a reggere, ingabbiandoli in un traliccio di segni sottili, ben visibili ad occhio nudo, i marmi dell' arco, dei capitelli, delle colonne e del pavimento.

Vincenzo Foppa

Interno della Cappella Portinari a Milano

Solo più tardi Foppa farà palestrare le sue architetture, arrivando anche a punzecchiarle -quasi per saggiarne la muscolatura - con gli appuntiti coni visivi che si acuminavano in Padova e dintorni : e così, con le ossa ormai fatte, la prospettiva foppesca potrà osar persino tentar d' ardire temerarie esibizioni di superpotenza spaziale.
Penso ad esempio, qui e subito, ai cestelli prospettici dove girano e rigirano i Dottori della Chiesa, immersi, a candeggiare, come un bucato che schiuma in attesa dell' ultima centrifuga, nell' ammollo luminoso della cappella Portinari, in Sant' Eustorgio, a Milano.
E qui, per ora, siamo già oltre la metà degli anni sessanta del quattrocento.

Vincenzo Foppa

I dottori della Chiesa affrescati nella Cappella Portinari

E, ancora più tardi, ma al momento giusto, con un ultimo giro di vite, Foppa farà correre le sue architetture su e giù fra le profondità spericolate di quel famoso "personal trainer" prospettico chiamato Bramante , l' architetto giunto a Milano forse già nel 1478, che con l'aggressiva prestanza spaziale dei suoi massicci "Uomini d'arme" ( dipinti tra 1487 e 1488) allontanerà le ultime filiformità anatomiche rimaste, ancora attardate nel tardogotico, dalle passerelle della più aggiornata moda pittorica milanese - che, quasi senza saperlo, era ormai cresciuta in maturità rinascimentale.
Anche se, su Bramante a Milano, ci sarebbero tante e tante e tante altre cose da dire, torniamo, così, un po' su due piedi, a quel che fa Foppa : di suo e di bramantesco salterà fuori quel che affresca nella distrutta chiesa di Santa Maria di Brera, come, ad esempio, la Vergine fra i due San Giovanni, il Battista e l' Evangelista.

Vincenzo Foppa

"Madonna con il Bambino fra San Giovanni Evangelista e Battista"

Intanto, in questo frattempo che ho usato per dirvi un po' di cose per lo più prospettiche, il mio sguardo si è incamminato lungo il piccolo sentiero, scavato là , a destra, forse dal passaggio, passo dopo passo, degli altrui sguardi, venuti a inoltrarsi fin lì, in passato, nel kafkiano e impossibile tentativo di raggiungere quella città incastellata all' orizzonte : un orizzonte dietro il quale sembra esserci un altro orizzonte ancora, dove il sole è già precipitato, gettato là, fuori dalla scena, sotto il peso della notte e delle nubi, come la palla bianca di un biliardo imbucata, per ultima, a chiudere la partita.

La città, con quella torre che è stata rubata fra i pezzi d' avorio di una vecchia scacchiera, è inaccessibile; sembra il ricordo di un luogo andato perduto per sempre: una città assediata, espugnata e infine caduta sotto l' inesorabile conquista del tempo, che l' ha sollevata di peso dal presente, per portarla via con sé, lontano lontano, e rinchiuderla nel passato di una fiaba.
Oltre l' arcata del portico prospettico, paesaggio e città appaiono altro, quasi un altro mondo. Quella piccola valle, quella terra di nessuno, incanta e inquieta, nella sua seduzione tardogotica, e, allo stesso tempo, nella sua solitudine . Non c' è nessuno a far compagnia al mio sguardo mentre cammina ancora, laggiù, su quel sentiero, con accanto un filare di alberi : la luce fa tintinnanare d'oro, come sonagli, le foglie fra i rami, e d'oro è anche la fioritura del muschio cresciuto, quasi inspiegabilmente, sul fianco assolato dei tronchi.

"Vincenzo Foppa", catalogo Skira della mostra di Brescia (2002)

E' come se Foppa, in questo dipinto, messo piede sul pavimento prospettico, si volgesse subito a dare un ultimo sguardo a quel che lascia dietro di sè, forse un "addio ai monti" dei suoi paesaggi e della sua pittura, quasi nel doloroso timore che, una volta scelta la prospettiva, sia doveroso lasciar perdere le fiabe gotiche fatte di valli , foreste e torri , per poter restare a galla, e con i piedi per terra, nella modernità rinascimentale . Ma, con sollievo, questo timore, per Foppa, resterà infondato.
Qui, davanti a me, restano solo le tre croci: un ladrone, quello buono, è morto, poverino, con un' aureola di raggi sulla testa, ma "con una palla accidentalmente fuori". Cose che succedono: sono cose che capitano. L' altro, vivo e morente, è esasperato dal demonio che gli sta scompigliando i capelli, arruffandoli, per spulciarlo della sua anima, come se un' anima dannata non fosse altro che un pidocchio da trovare, fra altri pidocchi, e da estirpare con unghie demoniache.
Gesù, a occhi bassi, quasi chiusi (o forse chiusi davvero) guarda a terra, sotto di sè. Sembra guardare il mucchietto di polvere , quasi fosse sporcizia raccolta lì, sotto la croce, dopo che tutti se ne sono ormai andati a casa, prima del buio che già incombe, quando non c'è più niente da vedere, ma ogni cosa resta ancora da contemplare.E quel che Gesù sembra guardare è un mucchietto di polvere : altra polvere che si aggiunge alla polvere, per tornare alla polvere.[/img]
Top
Profilo Invia messaggio privato HomePage
Aleteia
Turco Van: Gatto Sacro di Allah


Registrato: 23/12/06 22:55
Messaggi: 792
Residenza: all'ombra della luna, nel grembo della notte

MessaggioInviato: Mer Set 19, 2007 10:45 am    Oggetto: Rispondi citando

ci sono Oyrad....managgia al tempo e agli umori!! Very Happy
_________________
Non sono nessuno,
amo solo cercare i sentieri
che conducono
alle epifanie del senso.
(Paolo Biagetti)
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage MSN
oyrad
Gatto Plebeo


Registrato: 04/01/07 15:24
Messaggi: 147

MessaggioInviato: Mer Set 19, 2007 5:41 pm    Oggetto: Rispondi citando

... Gli umori??? Shocked
Aleteia, in che senso... sei arrabbiata? Shocked
Top
Profilo Invia messaggio privato HomePage
Aleteia
Turco Van: Gatto Sacro di Allah


Registrato: 23/12/06 22:55
Messaggi: 792
Residenza: all'ombra della luna, nel grembo della notte

MessaggioInviato: Mer Set 19, 2007 8:00 pm    Oggetto: Rispondi citando

no...è che sono irrequieta e instabile... aggiungi che la noia mi sta sempre alle calcagna....

ma non sono pazza...questo ancora no...
volevo leggere con attenzione questo tuo post e non ci sono ancora riuscita Exclamation
_________________
Non sono nessuno,
amo solo cercare i sentieri
che conducono
alle epifanie del senso.
(Paolo Biagetti)
Top
Profilo Invia messaggio privato Invia e-mail HomePage MSN
oyrad
Gatto Plebeo


Registrato: 04/01/07 15:24
Messaggi: 147

MessaggioInviato: Gio Set 20, 2007 4:24 am    Oggetto: Rispondi citando

@ Heart Alteteia Heart : allora per venire un po' incontro ai tuoi umori metto qui, per adesso, degli interventi brevi e più semplici. Wink

I dolciumi di Baschenis

Ogni volta che sfoglio le pagine de "La pittura a Bergamo - dal Romanico al Neoclassicismo", mi ritrovo a tenere il volume aperto più del solito , ma sempre meno del necessario, sulla fotografia del "Ragazzo con cestino di dolciumi", un incantevole dipinto del bergamasco Evaristo Baschenis.

Evaristo Baschenis

"Ragazzo con cestino di dolciumi", collezione privata

L'aspetto di semplicità e abbondanza dei dolciumi che traboccano dal cesto stride e contrasta con il volto un po' emaciato del ragazzo: un volto cosparso di soffici ciprie candide appena increspate di rosa, come un ultimo tocco di pallore pennellato su guance già pallide.

"Pittura a Bergamo-dal Romanico al Neoclassicismo", iniziativa editoriale Cariplo

E' come se esistesse, sospeso fra il cesto e il ragazzo, qualcosa che deve ancora accadere: circostanze a noi ignote sembrano voler impedire al giovinetto di assaggiare i dolciumi del suo cesto, e forse è per questo che ci guarda, serio-serio, serrando le labbra, come se chiedesse con gli occhi, a noi sconosciuti, di concedergli il permesso di assaggiare un dolcetto, o più semplicemente, di affidarci il suo cesto, troppo pesante per lui.

Ho ritrovato altri dolciumi di Baschenis in un suo dipinto conservato a Brera, nella sala XXXI. Leggiamo quel che dice la Guida Ufficiale di Brera, curata dal Touring Club Italiano.

Evaristo Baschenis

"Natura morta di cucina", Milano, Pinacoteca di Brera

"Scelta da Ettore Modigliani per Brera dopo una attenta ricerca - era infatti la prima cucina firmata e quindi sicura dell'artista trovata a quella data - questa grande mensa in pietra con pollame, cacciagione, biscotti e formaggi, frattaglie e oggetti da cucina, considerata un capolavoro dell'avanzata maturità, documenta ed esaurisce l'altra produzione specializzata del Baschenis nell'ambito della natura morta."

Sul ripiano in pietra, le piume, le pelli e le carni di cacciagione fresca, e più in alto, appoggiato al bordo di una brocca, eccolo: è proprio lì, il piatto ricolmo di biscotti ricoperti di zucchero.
Quando avevo visto, per la prima volta, questo dipinto, mi era sembrato di riconoscere, in quel piatto sollevato su una brocca, il sigillo di un gesto che, in obbedienza al buon senso di una semplice regola igienica, aveva preferito separare la cacciagione e le frattaglie di selvaggina dalla superficie zuccherata dei biscotti, innalzati lì, su di un sipario di oscurità, a risplendere, come oro, nella luce.
Top
Profilo Invia messaggio privato HomePage
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo argomento   Rispondi    Indice del forum -> Discussioni sulle opere pubblicate e sulle arti visive Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi argomenti
Non puoi rispondere a nessun argomento
Non puoi modificare i tuoi messaggi
Non puoi cancellare i tuoi messaggi
Non puoi votare nei sondaggi



Powered by phpBB © 2001, 2006 phpBB Group, servizio offerto da AlterVista.org
Traduzione a cura di: phpbb.it